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Migrazione automatica dai registri periferici al nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

ieri, 23 dicembre 2021, stando ai tempi previsti dal Ministero, dovrebbe essersi conclusa la trasmigrazione al nuovo Registro Unico nazionale del Terzo settore istituito con D.Lgs. 117 del 2017, dei Circoli iscritti al Registro nazionale delle APS presso il Ministero del Lavoro, ma con un ritardo di ben quattro anni, rispetto al Codice del Terzo Settore.

Originariamente i tempi stabiliti dal decreto 117/2017 risultavano stringenti, e per questo acclarato motivo, abbiamo accelerato sull’adeguamento degli statuti.

Purtroppo la Pandemia ha allungato i tempi di applicazione del nuovo Terzo settore e probabilmente il periodo transitorio potrebbe anche allungarsi, creando possibili problemi per chi decide di entrare nel RUNTS. Nel frattempo, la produzione di decreti, circolari e note ministeriali ha reso ancor più complesso l’intero impianto normativo.

Oggi, che tutti sono informati di tutto, è diffusa la consapevolezza che appartenere al Terzo settore richiede un certo impegno. Fatta salva la libertà garantita dalla Costituzione, la “paura” non giustifica l’eventuale decisione di restarne fuori.

Il Codice del Terzo settore prevede che ne possano far parte esclusivamente gli enti che accettano di operare nella regolarità, nella trasparenza, nel controllo, confermando la necessità di un cambio di mentalità decisamente profondo.

La grande differenza tra passato e futuro è che Terzo settore e APS non sono etichette da esporre in base a opportunità e vantaggi. Ogni ente è esattamente quello che dice lo statuto. Al di fuori del RUNTS, non esiste Terzo settore, esistono enti e associazioni che svolgono attività associative per i propri aderenti, ma per questi non sono previste agevolazioni, esenzioni e finanziamenti. Dopo le quote associative annuali, tutto il resto di quello che si fa, è attività commerciale assoggettata a IVA e IRES. Il regime 398 non sarà più accessibile, il 5×1000 sarà riservato agli enti iscritti al RUNTS, come anche la deducibilità fiscale per chi eroga risorse, come il Servizio Civile, e come la gestione di iniziative finanziate dagli enti pubblici e privati.

Certamente ci sarà molto da fare, ma anche la possibilità di svolgere effettiva promozione sociale sarà molta. Con la Riforma, lo Stato riconosce il valore degli enti associativi, introducendo perfino il valore del volontariato, che produrrà un impatto importante in rendiconti e bilanci.

Decidere di non entrare nel Terzo settore per paura di regolarità, trasparenza e controlli, equivale a dichiarare di non aver mai fatto vera promozione sociale.

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