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Avevamo davvero bisogno della Riforma del Terzo Settore? Sintesi degli argomenti trattati in conferenza organizzativa e negli incontri di zona.

Nel mese di novembre abbiamo incontrato 323 rappresentanti di circoli NOI: 173 di 90 enti convenuti alla conferenza organizzativa del 4 novembre presso il Teatro Nuovo di San Michele e 150 di 80 circoli affiliati durante gli  incontri di zona (Bussolengo 10/11 – Bovolone 11/11 – Sede 17/11 – Casette di Legnago 21/11 – Caldiero 24/11 e Lonato 28/11).

L’obiettivo degli incontri, nonché volano principale del nostro lavoro, è stato (ed è) chiarire il perché di una riforma che, per quanto è da noi ritenuta necessaria e benvenuta, appare stringente ai più, nonostante le oggettive opportunità associative e una premialità fiscale riconosciuta, in particolare per le Associazioni di Promozione Sociale, in cambio di trasparenza e lealtà verso la società civile. D’altra parte è storia nota e presto apparterrà al passato, quella di imprese commerciali che indossato l’abito dell’ente “non profit” si avvantaggia di regimi fiscali iper agevolativi con l’unico scopo di eludere il fisco e trarre profitto alla faccia della concorrenza leale e dei contribuenti che versano ogni centesimo di tassazione allo stato. La riforma di fatto interviene con un codice universale che disciplina ben sette tipologie di enti riordinando una situazione divenuta incontrollabile.

Giustificati gli enti collassati per l’epocale tsunami che ha travolto anche il mondo del terzo settore (non-profit), mi riferisco alle ondate Covid e alle restrizioni ministeriali che hanno creato un solco tra le persone, alla guerra in Ucraina, alla crisi energetica e non ultimo alla crisi del volontariato, con la riforma del terzo settore i rami secchi cadranno da sé e al loro posto germoglieranno nuovi enti che si aggiungeranno a quanti sapranno cogliere la nuova narrativa sociale che tanto ci invidiano in Europa; gli enti che appartengono al Terzo Settore sono già enti garantiti e certificati dal Ministero e dal Registro Unico e potranno raggiungere le proprie finalità solidali con agevolazioni straordinarie e non solo a livello fiscale.

Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore è un registro pubblico a cui chiunque (dotato di SPID) può accedere e navigare tra gli enti iscritti conoscendo le finalità, la rendicontazione, il ruolo nel territorio. Uno strumento potente che sarà utilizzato da imprese, aziende e pubblica amministrazione per conoscere la copertura sussidiaria delle associazioni nel territorio. Un portale di pubblicità a cui fare riferimento con campi di applicazioni vastissimi.

Pensiamo ad esempio all’Amministrazione Pubblica che può fare a meno di interrogare l’ente per conoscerne la natura e il ruolo per il semplice fatto che la sola presenza nel registro è sufficiente ad assolvere all’attività di controllo da parte della PA. Aziende e privati potranno accedere al Registro e identificare l’associazione che più è in sintonia e provvedere a sostenere l’ente con erogazioni liberali.

La presenza nel nuovo Registro permette all’ente di reperire risorse economiche per finanziarsi e finanziare le attività di interesse generale, ma non solo: il Codice del Terzo Settore suggerisce di reperire ulteriori introiti attraverso lo svolgimento di attività diverse (con P. Iva) limitando per legge il tetto massimo raggiungibile e obbligando l’ente a impiegare le risorse per il finanziamento delle attività di interesse generale.

Al 5 per mille si aggiunge detraibilità e deducibilità a vantaggio del donante per le erogazioni liberali effettuate con mezzo tracciato e lo stato partecipa nel finanziare l’ente del terzo settore; l’organizzazione di raccolte pubbliche di fondi continuative e occasionali; l’accesso privilegiato a bandi e finanziamenti pubblici per promuovere le attività di interesse generale. Tutto questo accade ora e il viaggio in questa nuova avventura non ha costi, viene chiesto semplicemente di essere corretti e leali nei confronti degli altri, con trasparenza e correttezza.

Progetto ambizioso? Sicuramente, ed è per questo che i risultati saranno sorprendenti. Un terzo settore solido e garantito composto da enti che operano nella comunità e per la comunità, nella condivisione di creare e generare il bene comune.

A questo punto ti starai chiedendo se il consiglio di amministrazione del tuo circolo è all’altezza della riforma, se sarà in grado di fare e “strafare”, o se ne vale la pena. Oppure starai pensando “questi sono matti da legare” o “ma chi me lo fa fare”. È quello che pensano tutti. Nel 2017, anno della pubblicazione della riforma, eravamo sconvolti, oggi a distanza di pochi anni siamo convinti e sosteniamo una riforma che è principalmente culturale.

Non conta la quantità di servizio ma la qualità, anche l’apertura degli ambienti di attività per permettere ai giovani di rigenerarsi all’oratorio ha un valore ed è un valore che merita di essere rendicontato, non a bilancio, ma nella storia dell’ente attraverso un verbale, una delibera. Ciò che conta davvero è il risultato, l’impatto che l’ente ha nel territorio, non certo il risultato di bilancio.

Ciò che è stato presentato in conferenza è stato replicato negli incontri di zona con focus specifici e la possibilità per i convenuti di intervenire con domande a cui sono succedute risposte.

Questa “circolare” è rivolta sia a chi non ha potuto essere presente agli incontri, sia a chi con animo solerte ha partecipato alla conferenza e agli incontri zonali.

Alle critiche espresse da alcuni partecipanti verso un RUNTS che “impegna eccessivamente”, quasi ad ingessare l’ente che dovrà impiegare i volontari allo svolgimento di adempimenti formali con un ipotetico aggravio di spese e un “necessario” coinvolgimento di un consulente fiscale rispondiamo che non è così. Si tratta di cambiare abitudini, di comprendere che per fare del bene è necessario rendicontare, rendere conto per generare la fiducia che ci permette di svolgere la nostra missione con rinnovato impegno.


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