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Pillola #59

Da un paio di settimane le rigidità della quarantena forzata si sono allentate. Per la strada si vedono persone dotate di mascherina e guanti. La libertà di muoversi serve per sgranchirsi, più che il resto. Aperti si vedono supermercati, edicole, farmacie, ortofrutta, librerie, qualche bar, e poco altro. In qualunque spazio si entra scaglionati, le attese sono estenuanti, le limitazioni tolgono la voglia di entrare, talvolta si rinuncia.

So di non raccontare nulla di inconosciuto. Lo dico come premessa: nulla è come prima dell’emergenza Coronavirus. Purtroppo dovremo assuefarci a convivere con questo clima di isolamento, di distacco, di sospetto, di paura. Personalmente soffro anche il solo fatto di non vedere l’intera faccia di chi ho davanti. Ho scoperto che gli occhi non sorridono, e senza vedere la parte inferiore del viso non si capisce l’altro. Quando sarà tutto passato, perché non c’è dubbio che tutto passerà, dovremo ricostruire ogni rapporto preesistente.

Ugualmente sarà per i Circoli. Ancora non si sa quando e come. Di certo non sarà come prima. Inizialmente diventerà tutto molto complicato, difficile, insopportabile. Però siamo tutti consapevoli che senza rispetto delle condizioni si rischia nuova chiusura. 

Da un paio di settimane si è sentito di tutto e il contrario di tutto. È inutile insistere, è inutile tentare di indovinare, è inutile strappare pareri, ipotesi, consensi. Nessuno sa nulla. E fantasticare il proprio futuro su norme definite per altri settori è semplicemente fuorviante. Una certezza c’è: che nulla sarà come prima. Il solo divieto di assembramento compromette ogni attività ordinaria. La dotazione di dispositivi di protezione individuale e di tutela collettiva peserà sulle riserve economiche. La partecipazione numericamente ridotta, nonostante l’esigenza delle famiglie di affidare i minori all’Oratorio; la necessità di spazi per i minori in vacanza per un’estate di obbligata rinuncia alle solite villeggiature, provocheranno più di qualche conflitto. La funzione dell’Oratorio, del Circolo diventerà irrinunciabile per molte famiglie, per molti genitori. 

Altro tema di fondamentale sensibile importanza sarà quello finanziario.

Se qualcuno pensa di riprendere le attività pensando unicamente a quanto converrà piuttosto che a quanto è utile per la comunità dei ragazzi, del quartiere, del paese, l’esperienza del Coronavirus non gli è servita a niente. Se la preoccupazione più grande è quella di incrementare il patrimonio, di ingrassare il conto in banca, di aumentare il benefit da girare (in qualche modo, tutt’altro che ortodosso) alla proprietà della sede; se si è incapaci di guardare avanti, di guardare oltre, di pensare all’Oratorio e al Circolo come strumento di promozione sociale, lo dico senza pudore: lasciate perdere NOI, chiudete baracca e burattini. Operare nel Terzo settore è una cosa seria, impegnativa, intelligente. Non è per tutti. La maggior parte dei circoli hanno già adottato il nuovo statuto. Qualche decina di circoli ritardatari ci deve ancora pensare. Nessuno verrà a pregarvi di procedere. NOI abbiamo tracciato un percorso che guarda al futuro: assisteremo e accompagneremo i Circoli che credono in NOI. Chi non ha futuro scomparirà. Amen. 

Abbiamo già detto cos’è il bilancio sociale. Abbiamo detto anche che gli enti con rendiconto o bilancio inferiore al milione di euro per esercizio, non hanno l’obbligo del Bilancio sociale. Abbiamo anche detto, e qui ripeto, che senza bilancio sociale non è possibile valutare l’impatto sociale degli enti, e che senza bilancio sociale non sono ammessi diversi benefit previsti dalla Riforma. Ripeto anche che il bilancio sociale non è un’astruseria incomprensibile, che la valutazione dell’impatto sociale non è un giudizio universale. Sono strumenti che garantiscono vita e vitalità agli enti. Confermo che la segreteria territoriale è a servizio dei circoli di NOI Verona, che l’avventura del nuovo Terzo settore sarà vissuta insieme in collaborazione guardando al futuro. 

Molto cambia, molto è già cambiato e molto di più ancora cambierà. 

Ma a cambiare dobbiamo essere anche noi tutti, singolarmente. 

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