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Chi non fa, non sbaglia mai

Ostilità al cambiamento, ritenere immodificabile la realtà consolidata, anche se fa vomitare, diventa il blocco di ogni speranza. “Si è sempre fatto così”. Ma così non si può più fare.

I tempi sono cambiati, sono cambiate le persone, i modi e i mondi giovanili, con linguaggio, mezzi e strumenti. La situazione sociale è stravolta. La legislazione è sempre più stringente, perché il costo sociale è diventato insostenibile, ma anche irrinunciabile. Sarebbe la volta buona per uscire da situazioni incancrenite, per avviare una presenza sociale che aiuta i cittadini a costruire una migliore qualità della vita, per coordinare le iniziative di utilità sociale, per partecipare alla riforma del settore che da terzo diventerà secondo per fondazione, presenza, servizio, assistenza.

Invece, succede che di fronte a impegno, serietà, correttezza, trasparenza, i cosiddetti “volontari” si ritirano, diventano indisponibili, presentano condizioni.

C’è chi si dichiara “stanco” di battersi, di coinvolgimento, di turni al bar, alle pulizie, alla gestione dei campi, stanco di fare il volontario.

Darsi da fare per gli altri, cercare lo sguardo di chi ha bisogni non espressi, individuare negli occhi del meno fortunato lo sguardo di Dio. Sorridere allo sforzo di un ragazzo in gara. Esprime un apprezzamento per il risultato di un giovane. Porgere un complimento a una ragazza vestita con garbo e gusto. Raccogliere con il sorriso il pallone abbandonato giù per la scala degli spogliatoi. Tracciare i limiti del campo di calcio. Riassettare la rete della Pallavolo. Rinnovare un cartellone sciupato. Sostituire i fiori all’ingresso. Riporre un gioco abbandonato. Riaccostare al tavolo la sedia rovesciata. Asciugare un bancone bagnato. Lucidare un pavimento opaco. Rabberciare una tenda sdrucita. Rendere gradevole, fresco, sempre nuovo: sede, spazi, locali, passaggi.  Possibilmente con il sorriso sulle labbra, la battuta pronta, il complimento inatteso. Ah, che fatica.

Ma nella mia già lunga vita non ho mai trovato una cosa bella che fosse anche facile. Le cose belle non sono mai semplici, facili, a buon mercato. Non solo: dopo aver fatto, detto, sorriso, deciso, lavorato, è normale ricevere anche scarpe nei denti. Perché si poteva fare diversamente, si poteva fare meglio. In verità si poteva anche non fare, e in tal caso non c’era possibilità di sbagliare. Perché, è evidente, che chi non fa, non sbaglia mai. E proprio chi non fa si erge a giudice per condannare gli insuccessi di chi ha fatto. Eh, che fatica.

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