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Riforma del Terzo Settore

La riforma del Terzo Settore è Legge.

Approvata a grande maggioranza dal Parlamento alla Camera dei Deputati, è una “delega” al governo per la revisione organica e sistematica della legislazione sul Volontariato, la Promozione Sociale, la Cooperazione sociale, le Fondazioni e le Imprese sociali, nonché la revisione del servizio civile.

Trattandosi di Legge Delega, non c’è nulla di nuovo. Il Governo ha dodici mesi di tempo per pubblicare i cosiddetti “decreti attuativi” per indicare in quale direzione dovrà svilupparsi il mondo “no profit”. Evidente appare la volontà di snellire e semplificare normative e procedure, comprese quelle fiscali, che attualmente sono diventate un groviglio ingestibile. Anche il Registro degli enti – oggi suddiviso in più settori – diventerà unico per tutti e gestito presso il Ministero del Lavoro. È previsto un Consiglio nazionale del Terzo Settore quale organo di riferimento e di consultazione degli enti a livello nazionale.

Sono confermati gli obblighi di trasparenza gestionale, pubblicità dei bilanci, verifica e valutazione della efficacia ed efficienza degli enti. Per la prima volta si fa cenno alle associazioni di secondo livello (associazioni di associazioni, quali sono ad esempio i nostri Territoriali) anche quali garanti delle associazioni locali di base affiliate.

Resta un dubbio, pesante come un macigno, sull’introduzione della “Fondazione Italia Sociale” di diritto privato, che nulla ha a che vedere con la sussidiarietà, quale attrazione di fondi pubblici e privati, che parte con una dotazione pubblica di un milione di euro, e che molti temono possa diventare l’IRI del sociale: poltronificio e stipendificio per amici e amici degli amici, voluta da Manes, consulente di Palazzo Chigi, amico di Renzi.

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