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Riforma del terzo settore, considerazioni

Il capo del Governo un anno fa ha annunciato la riforma del Terzo Settore.

Il 9 aprile 2015 il Parlamento ha approvato la Legge di delega per la riforma del Terzo Settore.

La Legge di delega concede al Governo un anno di tempo per l’emanazione di appositi decreti legislativi. I lavori dei parlamentari si è ridotto a qualche ora di dibattito, stanco, floscio, lontano dalla realtà associativa.

La votazione è stata fatta con questi numeri:

torta1Il 37% dei Parlamentari non crede nel Terzo Settore. Il 26% è contrario. L’11% è indifferente.

Non pare una marcia trionfale per la riforma, e con un anno davanti può succedere di tutto. La Legge Delega presenta aspetti assolutamente interessanti e non più procrastinabili, come la previsione di un Codice del terzo Settore all’interno del Codice Civile. Faccio notare che il Codice Civile Italiano è un Decreto Regio del 1942, emanato quando l’Italia era ancora una Monarchia. Negli anni sono state apportate variazioni, abrogazioni, implementazioni, tuttavia l’impianto complessivo ha più di settant’anni. A quell’epoca, gli aerei esistevano solo per la guerra, e negli Stati Uniti ci si arrivava con 30 giorni di viaggio in nave; per qualsiasi altra destinazione del Globo non c’erano partenze dall’Italia. Non c’era la televisione, e la radio ce l’avevano solo pochi privilegiati. Si cucinava sul fuoco e l’acqua bisognava andarsela a prendere alla fonte, con gerla e secchi. Di sera, di notte, ci si faceva luce con le candele o con la lampada a petrolio. E il cesso, senza sciacquone, era situato lontano da casa. Non era il Medioevo, eppure in questa civiltà arcaica è stato scritto il Codice che regola ancora oggi la vita civile degli Italiani. Parlare di riforma fa venir da ridere.

Il provvedimento approvato interessa 800 mila lavoratori e quattro milioni di volontari. La responsabile Welfare del PD in aula ha dichiarato che la normativa interessa 300 mila organizzazioni non profit e cinque milioni di volontari: milione meno, milione più, cosa vuoi che sia. Si è anche dimenticata di dire che la tanto sbandierata “partecipazione dal basso” ha riguardato appena un modesto 10% del complesso mondo non profit. Non credo che sia difficile individuare a quale orientamento politico appartiene quel 10% di enti coinvolti nel dibattito. Ci arrivate da soli.

Pare che siano 77 le norme di legge che regolano il Terzo Settore. Adesso si vuole armonizzare il tutto. Si parla di un Registro Unico tenuto dal Ministero del Lavoro, che faccia piazza pulita della foresta di registri: Volontariato, Sportivo Dilettantistica, Promozione Sociale, Onlus, Nazionale, Regionale, Provinciale, Comunale. Speriamo che sia la volta buona, per neutralizzare i funzionari periferici che godono sadicamente a porre paletti e ostacoli assurdi.

L’articolo 3 della Legge Delega prevede la revisione e il riordino delle norme sulle APS (Legge 383/2000), e questo preoccupa. L’articolo 6 prevede la riforma strutturale dell’istituto della destinazione del cinque per mille; trepidanti, speriamo. Senza nominarla si parla di razionalizzare la 398. Impossibile starne tranquilli. L’ultimo comma dell’ultimo articolo (7) ribadisce che la legislazione interesserà le Regioni e le Province a Statuto speciale di Trento e Bolzano. E con questo si riparte con la giostra dei registri locali regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali. E tutto sarà come prima.

Pessimista? No!

Ho visto anche qualche tentativo di introdurre norme che se saranno accolte semplificheranno profondamente molte delle nostre quotidiane difficoltà. Speriamo, dai.

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