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L’alternanza scuola-lavoro si può fare anche in oratorio


Dalle aziende agli enti pubblici, dalle botteghe ai musei. Ma le famose ore da dedicare all’alternanza scuola-lavoro si possono realizzare in luoghi anche impensabili, come gli oratori.

Dal 2015, cioè da quando la Buona Scuola ha reso obbligatoria l’alternanza, succede che i presidi (soprattutto quelli dei licei, i più destabilizzati da questo aspetto della riforma dell’istruzione) si rivolgano ai parroci per avviare percorsi di lavoro e volontariato in centri estivi, doposcuola, centri per anziani e disabili, associazioni sportive, persino negli archivi e nei cinema parrocchiali. Così se da un lato gli studenti trovano uno spazio in cui cimentarsi con le «soft skills», le competenze utili a completare la formazione scolastica, per gli enti ecclesiastici è un banco di prova. Per testare la proposta formativa e culturale, sì, ma anche per dare vita a quell’alleanza educativa che richiama la Chiesa «in uscita » di Papa Francesco.

Ne è sicuro don Nicola Giacomi, direttore del Centro diocesano di pastorale adolescenti e giovani «Casa Serena». «Tradurre la normativa nella nostra azione e nel nostro intervento quotidiano, per noi è un’opportunità di agganciare i giovani» commenta. «I frati di san Francesco d’Assisi ci insegnano che i ragazzi sono di quattro tipi:  vicini-vicini, vicini-lontani, lontani-vicini e lontani-lontani. E che per ogni categoria ci vogliono interventi diversi. Le due categorie interne sono le più difficili da intercettare. I vicini-lontani ti sono vicini, appunto, per un periodo. Ma non si strutturano sui valori religiosi, ed è possibile che quando si allontanano cambino strada del tutto». «I lontani-vicini, che sono la maggior parte, sono quelli che per una serie di fattori non hanno avuto l’opportunità di entrare in contatto con la Chiesa, ma dal punto di vista del sociale sono davvero molto disponibili. Bisogna puntare su di loro proprio a partire dai valori del volontariato. Non c’è luogo migliore della scuola per essere significativi».

Il cammino professionale in oratorio? Si può fare e lo possono fare tutti, sia chi è già coinvolto nella vita della parrocchia sia chi non frequenta ma è stimolato dal contatto con il terzo  settore. Come i «lontani-vicini» di cui parla don Nicola. Rispetto ad altre diocesi, a Verona siamo ancora in fase embrionale; ma progetti d’alternanza di questo tipo ne stanno partendo un po’ dappertutto nei nostri vicariati.

Grazie alla collaborazione con il Noi Verona, propaggine locale del Noi Associazione nazionale, che li seleziona e li approva (la lista è sul sito www.noiverona.com) nel rispetto della mission di ogni singolo oratorio. Ma anche il volontariato richiede  professionalità e lo scoglio, per ottemperare alle richieste ministeriali, è il tutor. Di questo se ne occupa il Cpag con dei corsi di  formazione ad hoc per giovani dai 25 anni incaricati di affiancare gli studenti durante il percorso. Ne sono già partiti due, uno per 36 e l’altro per 50 aspiranti tutor, e a marzo ci sarà il terzo. Acquisirecompetenze e capacità relazionali, e poi trasmettere sapere, diventaun circolo virtuoso dove i giovani sono protagonisti. «Sipuò ancora diventare casa per loro» assicura Giacomi. «Il progetto pastorale della Diocesi punta anche su questo. E quella legge che sembrava tanto brutta, per noi oggi è una risorsa».

L’Arena del 15/02/2017 – scarica il pdf

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